Atlete, giornaliste, allenatrici, giudici di gara: le donne delle Olimpiadi di Cortina '56 raccontate in un libro

Nei giorni dell’inaugurazione dei Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina, un libro ricorda una pagina dimenticata di settant’anni fa: alle Olimpiadi di Cortina del 1956 le donne ebbero un ruolo di primo piano, pioniere dell’emancipazione femminile nel mondo del lavoro che allora muoveva i primi passi in Italia, pochi anni dopo la conquista della democrazia e del diritto di voto per le donne.

È una storia raccontata nel libro “Le donne di Cortina 1956” (Minerva, 2025, 384 pagine) scritto da Antonella Stelitano, membro della Società Italiana di Storia dello Sport, dell’Accademia Olimpica Nazionale Italiana e del Consiglio Nazionale del Comitato Italiano Fair Play e Adriana Balzarini, storica dello sport, ex insegnante e vicepresidente vicario del Panathlon Distretto Italia, con una prefazione di Deborah Compagnoni, campionessa di sci alpini con tre ori olimpici nel palmares.

Video di Camilla Barbiero

Il volume, frutto di uno scrupoloso lavoro di ricerca, ha raccolto le loro storie, gli aneddoti e i ricordi delle protagoniste ancora in vita per raccontare i Giochi Olimpici invernali del 1956 secondo una diversa prospettiva. Ci sono donne giudice di gara, capo delegazione, allenatrici. C’è una tedofora che accompagna il viaggio della fiaccola sui pattini, una donna speaker, le giornaliste. Come Giovanna Mariotti, unica italiana accreditata in sala stampa ai Giochi Olimpici di Cortina 1956, e la scrittrice Anna Maria Ortese che raccontò i Giochi per la rivista Epoca, e che l’anno precedente aveva seguito il Giro d’Italia per scriverne, ma lo aveva fatto travestita da uomo, tale era il clima dell’epoca. E poi le interpreti, le segretarie, le ragazze addette alle premiazioni e ai progetti culturali o musicali, la madrina.

Ci sono anche colei che custodirà per cinquant’anni la bandiera che sventolò allo stadio e una professionista del cinema, Giuliana Attenni, montatrice del film ufficiale dedicato a quell’evento, “Vertigine bianca”, prodotto da Istituto Luce e Coni e recentemente restaurato. Il film è uno dei gioielli presenti alla mostra itinerante “Sport e montagna tra tradizione e innovazione. Cortina d’Ampezzo. Le due Olimpiadi” promossa da Regione del Veneto, Comune di Cortina d’Ampezzo, Longarone Fiere Dolomiti, Fondazione Cortina, Venicepromex e Sistema Camerale Veneto.

Giovanna Mariotti, unica italiana accreditata in sala stampa ai Giochi Olimpici di Cortina1956 (Archivio di Feliciana Mariotti, Cortina)

La mostra, dopo aver toccato Longarone e Padova, è ospitata nelle sale della Camera di Commercio di Verona fino all’8 febbraio, e proprio in quel contesto il libro è stato presentato il 27 gennaio alla presenza dell’autrice Antonella Stelitano, di Roberta Girelli, presidente del comitato per l’imprenditorialità femminile della Camera di Commercio di Verona, e del curatore della mostra Ugo Soragni.

«Sicuramente le donne del ’56 che parteciparono a quella Olimpiade erano poche rispetto al mondo attuale – ha detto Antonella Stelitano ai microfoni di GoodJob! –. Però erano presenti e hanno lasciato un segno nella storia dello sport, sia quelle che erano presenti come atlete, sia quelle che erano presenti in ruoli che erano pionieristici per l’epoca: le prime donne giudice, allenatrici, giornaliste. Sono storie bellissime di donne che hanno fatto delle imprese straordinarie, motivate da una grandissima passione. La stessa passione che poi muoverà quelle che si cimenteranno nei giochi tra pochi giorni: tutto è cambiato dopo 70 anni, però la passione, la voglia di esserci, la voglia di superare qualsiasi ostacolo rimangono. Abbiamo esempi straordinari tra le nostre atlete azzurre, da Federica Brignone in poi, e che testimoniano quanto la forza delle donne sia una costante nella narrazione sportiva».

Le sorelle dello sci: da sinistra, Maria Grazia e Carla Marchelli (Foto gentilmente concessa da Carla Marchelli)

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