Workmonitor Randstad: i giovani i più preoccupati per l’intelligenza artificiale al lavoro
L’ultimo Workmonitor, l’indagine di Randstad sulle trasformazioni del mercato del lavoro che ha coinvolto 27000 persone da 35 Paesi diversi, di cui 750 in Italia, evidenzia il divario percettivo tra dipendenti e datori di lavoro sul ruolo dell’IA in ambito professionale. Pur avendo una maggiore competenza diffusa nell’uso dell’intelligenza artificiale, quelli che temono di più per la propria occupazione sono proprio i giovani.
Il divario percettivo aziende-lavoratori e i timori dei giovani
Mentre le aziende accolgono con favore l’uso dell’IA nell’ambiente di lavoro, il 44% dei lavoratori ritiene che essa porterà vantaggi più alle organizzazioni che alle persone. Infatti, solo il 39% valuta la possibilità di ottenere benefici di lungo periodo condivisi e un terzo dei lavoratori dichiara che l’impatto dell’IA è stato finora peggiorativo.
Un tema che tocca molti, specialmente i più giovani, è quello dei lavori entry-level. Per il 77% delle aziende, nei prossimi cinque anni l’IA porterà alla scomparsa di metà delle posizioni di ingresso, rendendo più difficile l’apprendimento e l’accesso al lavoro per le figure junior. Tra i lavoratori, la percezione negativa riguarda il 35% dei lavoratori italiani (39% gli europei) e il pessimismo cresce col diminuire dell’età. Si arriva al 40% per i millennials e addirittura al 45% con la Gen Z. Il 58% di questa generazione, quasi il doppio della media nazionale, teme la scomparsa della propria figura lavorativa nel prossimo lustro.
Necessità e capacità di adattamento all’IA
Allo stesso tempo, i dipendenti tentano di reagire a questi cambiamenti. Il 70% si sente pronto a usare questo tipo di innovazione, il 29% ha aumentato l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nell’ultimo anno e il 19% dichiara che oggi non sarebbe in grado di svolgere il proprio lavoro senza il suo supporto. Inoltre, il 44% ha cercato in autonomia di sviluppare competenze legate all’IA per restare al passo con i cambiamenti, mentre il 42% ha ricevuto opportunità di formazione direttamente dall’azienda. Molti si stanno adeguando e il 56% ritiene di potersi adattare ai cambiamenti del settore, ma almeno un lavoratore su tre manifesta difficoltà nell’affrontare il futuro e l’impatto dell’IA.
L’adattamento a questa nuova tecnologia è sempre più necessario, anche visto che il 56% dei lavoratori afferma che la propria azienda incoraggia l’uso dell’IA. Le organizzazioni, infatti, sono sempre più consapevoli dell’impatto che questa tecnologia avrà sul proprio modello economico: il 46% delle imprese ritiene che essa renderà una parte significativa delle attività di routine più efficienti o automatizzate, mentre il 51% di esse ha dichiarato che nel 2026 investirà significativamente sulle nuove tecnologie per aumentare la produttività.