Afuturalgia, quando il futuro sembra sfumare cambiano le aspettative verso il lavoro. Intervista a Giulio Beronia (That's Y)
Afuturalgia, ovvero il dolore per la mancanza di futuro: questo termine, coniato dal filosofo belga Pascal Chabot, è scelto da Giulio Beronia, founder del progetto That’s Y e del podcast That’s Y – Generazioni a Lavoro!, per descrivere un sentimento che fa da fil rouge alla vita dei giovani, ma anche dei meno giovani, influenzando la loro visione e le loro aspettative verso il lavoro.
Beronia ne parla nella nuova puntata di GoodJobber!, la serie di video interviste condotte da Silvia Pagliuca per esplorare il futuro del lavoro attraverso la voce di testimoni autorevoli.
«Le dinamiche che viviamo nell’attualità dal punto di vista socioeconomico – spiega Giulio Beronia – fanno sì che, paradossalmente, chi è più giovane percepisca che la possibilità di un progresso, di uno sviluppo chiaro e trasparente inizia a mancare. La mancanza di un futuro certo inficia tutta una serie di comportamenti anche nel mondo del lavoro».
Come reagiscono le aziende a questa situazione? «Distinguo sempre tra le grandi, più attente all’attrazione delle nuove generazioni, e le più piccole e locali, che formano la gran parte dell’universo delle imprese italiane – analizza il podcaster –. Quello che manca alle aziende non è tanto capire come stanno cambiando le nuove generazioni, ma in che modo devono riorganizzare se stesse in funzione di questi cambiamenti evolutivi. L’etica del lavoro è cambiata, come sono cambiate le narrazioni del successo e della crescita professionale».
L’intervista completa si può guardare e ascoltare qui: