Generations: la nuova era dell’age diversity
Baby boomer, Gen X, Millennial e Gen Z: sono le quattro generazioni che oggi convivono nei posti di lavoro, ciascuna portando una grande varietà di esperienze, competenze e aspettative. Trasformare queste diversità in una ricchezza e in una leva di innovazione è l’obiettivo di “Generations: la nuova era dell’age diversity”, la masterclass promossa da Skills nell’ambito del ciclo H(uman) Talks, la community dedicata ai top HR Leader del Mezzogiorno, andata in scena il 5 marzo 2026 nello spazio Skills Lab a Baronissi (Salerno).
«Il 40% dei lavoratori che appartengono alla generazione Z e la generazione dei Millennials dichiara che sarebbe pronto a lasciare la propria azienda se non dovesse più rispecchiarsi nei suoi valori di questa – spiega Vincenzo Vietri, Ceo di Skills –. Entro il 2030 un lavoratore su tre sarà over 55. Sono questi ed altri dati che abbiamo affrontato nella masterclass».
L’evento, moderato da Maria Prete, Co-Founder di YBAB – You Before Any Business, è stato animato dalle testimonianze di esperti, accademici, professionisti delle risorse umane e imprenditori quali Gianluca Nardone, Chief Human Resources Officer di Carraro Group, Rossella Canestrino, Professore Associato di Management e Digital Marketing presso l’Università degli Studi di Napoli Parthenope, Antonio Ascione, Presidente e HR Manager di SMS Engineering e Consigliere di AIDP, Marco Regoli, Head Career Services di Rome Business School, Marilù Fiore, Head Marketing di CityModa e VP Giovani Confindustria Bari, e Corena Pezzella, HR Manager & Founding Team member di Unobravo.
«Il ricambio generazionale – ha spiegato Gianluca Nardone – è un tema che le aziende stanno vivendo come una realtà quotidiana». Per Rossella Canestrino «le differenze generazionali possono essere considerati dei veri e propri ecosistemi cognitivi su scala ridotta», che non possono essere considerate una questione esclusivamente organizzativa e quindi di appannaggio della gestione delle risorse umane.
Antonio Ascione ha sottolineato il concetto di «valore» come risultato di una corretta gestione della diversità generazionale, mentre Corena Pezzella ha affrontato il tema della paura che a volte un organigramma aziendale sempre più «fluido» può generare tra chi lavora in un’organizzazione, quando il cambiamento «può talvolta sembrare ingiusto, improvviso o difficile da comprendere». E se Marco Regoli invita a pensare all’intergenerazionalità non guardando soltanto l’età anagrafica, Marilù Fiore mette in evidenza il fatto che «meno del 20% delle imprese riesce a superare la terza generazione, perché molto spesso non c’è un dialogo intergenerazionale».
Tra i contenuti che i partecipanti hanno «portato a casa»:
- la scoperta di come valorizzare l’age diversity;
- la condivisione di esperienze con altri HR e leader del cambiamento;
- il riposizionamento della propria azienda sul valore dell’intergenerazionalità;
- l’espansione del proprio network professionale.