Il futuro del lavoro, ai tempi dell’AI: spunti dal Netcomm Forum 2026
Il mercato del lavoro vive una fase di trasformazione sistemica, in cui flessibilità e adattabilità saranno sempre più riconosciute come competenze principali per affrontare i cambiamenti portati dall’AI, e non solo. Come ricordato da Martina Mauri, direttrice dell’Osservatorio HR Innovation del Politecnico di Milano, al Talent Village del Netcomm Forum curato da GoodJob!, l’innovazione tecnologica andrà di pari passo con il progressivo invecchiamento demografico delle società che cambierà equilibri professionali e sociali, spingendo ogni individuo a lavorare per la propria “professional longevity”. Ovvero, a progettare e curare carriere sempre più lunghe, meno lineari e più soggette a una riqualificazione continua.
La vera sfida non sarà più la mancanza di talenti, ma la capacità di aggiornare e far evolvere le proprie competenze in un contesto ibrido. Secondo il World Economic Forum, entro il 2027 il 44% delle skills subirà trasformazioni significative: cresceranno le competenze cognitive avanzate, il pensiero critico, la creatività, le capacità decisionali e le competenze relazionali. E per effetto dell’AI, si ridurrà progressivamente l’importanza dei ruoli altamente specializzati, mentre aumenterà la ricerca di figure trasversali, capaci di integrare competenze differenti, leggere il contesto e prendere decisioni in scenari complessi.
Agentic Organization
Come conferma la ricerca “Future of Work Trends 2026” dell’Osservatorio sul Future of Work di Radical HR, il futuro sarà fatto di “Agentic Organization”: organizzazioni in cui persone, agenti AI e robot collaboreranno come un unico ecosistema operativo. Per questo, verranno meno ruoli e job title per guardare a un ecosistema dinamico in cui task e progetti saranno assegnati alla risorsa – umana o artificiale – più adatta a completarli. Di conseguenza, per le aziende sarà sempre più importante poter contare su tecnologie che le aiutino a mappare le competenze possedute.
Per questo, una corretta strategia di AI adoption in azienda non potrà che partire dal coinvolgimento di team e persone, come ricordato da Sara Barni, direttrice Librerie Digitali del Gruppo Feltrinelli. Un aspetto, quello della centralità degli esseri umani, che sarà ancora più importante per quelle organizzazioni che vogliono fare dell’etica e dei valori un loro tratto distintivo. Partire dal coinvolgimento delle persone, rileva anche Dominique Richiardi, di Hands-On, significa identificare all’interno di ogni organizzazione dei “lifelong learner” da rendere ambasciatori/trici del cambiamento.
Reattività al cambiamento
Ma non basta cambiare, è centrale farlo con il giusto tempismo. La reattività al cambiamento – che ha sempre contraddistinto chi opera nel digitale -, sarà oggi più importante che mai, come ha sottolineato Luca Cinquetti, di iliad Italia. Ciò significa, lasciare che le persone sperimentino e commettano degli errori, stimolandone la curiosità e la crescita continua. Un processo che potrà realizzarsi pienamente solo se sarà guidato da un/a leader che sempre più dovrà diventare un/a “Change Architect”. Come confermato da Cristina Zucchetti, presidente di Z Holding, alla leadership oggi si chiede di non limitarsi a guidare, ma di progettare il cambiamento continuo, per supportare le persone nello sviluppo di mindset orientati all’adattabilità.
Una nuova infrastruttura che modifica i processi
Il tema dominante dell’edizione 2026 di Netcomm Forum è l’intelligenza artificiale non come tecnologia ma come energia e infrastruttura che sta cambiando tutti i processi. Secondo Roberto Liscia, presidente di Netcomm intervenuto al Talent Village, «a differenza della robotizzazione che in passato aveva trasformato solo i processi produttivi, l’IA generativa sta trasformando le competenze e i processi di coloro che lavorano su competenze alte». Stiamo assistendo quindi a uno spostamento del valore aziendale dal processo tradizionale al capitale relazionale, dove la gestione dell’informale diventa cruciale per la capitalizzazione d’impresa.
Nuovi modelli di leadership
Un’infrastruttura quella dell’intelligenza artificiale che va governata con politiche per lo sviluppo delle competenze di base (basic skills) fondamentali per accompagnare la cittadinanza e la popolazione lavorativa attraverso la doppia transizione: digitale ed ecologica. Competenze chiave per l’apprendimento continuo tra cui l’alfabetizzazione, il multilinguismo, le competenze tecnologiche di base e le competenze interpersonali e la capacità di imparare nuove competenze, che sono la condizione preliminare per l’inclusione e la partecipazione al mercato del lavoro e alla società come ha approfondito Concetta Fonzo, Vicecoordinatrice del Punto Nazionale di Riferimento di EQAVET Italia e di ReferNet Italia, INAPP. In questo scenario, parlare di formazione significa progettare nuovi modelli di leadership e di inclusione che sappiano guidare l’automazione senza lasciare indietro le categorie più fragili. Un tema, quello della formazione da affrontare in ottica sistemica che si traduce – secondo Kevin Giorgis, presidente di Ecosistema Formazione Italia, in una collaborazione tra i partner del mercato e tra settore pubblico e privato, considerata condizione necessaria per la definizione di politiche efficaci, soluzioni condivise e per la costruzione di un ecosistema formativo integrato e coerente con le sfide del Sistema Paese.
Un Codice di Condotta per l’AI
È necessario garantire che lo sviluppo e l’utilizzo dell’IA avvengano nel rispetto dei diritti fondamentali, della sicurezza e della trasparenza – ha sottolineato Matteo Pagani, Founder PLS Legal, Socio Asseprim-Confcommercio e Co-autore del Codice di Condotta per l’AI, lo strumento volontario, ufficialmente riconosciuto, presentato il 22 aprile scorso da Asseprim con l’obiettivo di trasformare la conformità normativa in valore competitivo.
Sul tema delle competenze è tornato Matteo Roversi, Co-founder di Cosmico – Play New secondo cui «L’AI rende obsolete quelle componenti con cui il sistema ci ha abituati a definire il nostro valore (o quello dell’impresa). Le componenti relazionali, di giudizio, di contesto, quelle che il sistema tratta come accessorie, sono quelle che l’AI non sta toccando in questo momento. L’AI è qui per automatizzare e aumentare componenti del nostro lavoro, obbligandoci a spostarci verso nuovi componenti e nuove forme di creazione di valore». Dell’importanza della creazione di valore ha parlato Cristina Arbini, co-founder di Pietro torna, la piattaforma che aiuta gli italiani all’estero a trovare lavoro in Italia. La scelta del rientro non è un compromesso ma una scelta di valore, è la possibilità di avere un impatto positivo nel proprio paese.