Giornata dell’orgoglio della neurodiversità: la varietà cognitiva è una ricchezza per il lavoro

Tra il 15% e il 20% della popolazione globale presenta un funzionamento neurologico divergente, stima la letteratura scientifica. Una realtà che si riflette nel mondo del lavoro, dove riportando le stesse proporzioni troveremo 1 persona su 7 in ogni team caratterizzata da differenze cognitive. Il 16 giugno il tema della neurodiversità torna sotto i riflettori con il Neurodiversity Pride Day, che viene celebrato dal 2018 in un numero crescente di Paesi, Italia compresa.

Cos’è la neurodiversità

La neurodiversità è un contenitore che abbraccia le neurodivergenze come ADHD, DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) e autismo, ma va molto oltre, espandendosi per includere ogni differenza individuale. Il modo in cui la mente è abituata a percepire i contesti, a fare collegamenti e a prendere decisioni è differente per ognuno di noi, anche per chi si trova nello stesso ambiente.

La neurodiversità nel mondo del lavoro

Il mondo del lavoro fatica ancora a gestire la neurodiversità come una ricchezza. La maggior parte delle organizzazioni si regge su processi standard, pensati per un solo modo di funzionare. Quando qualcosa si inceppa, la lettura più comune resta quella individuale: c’è chi viene etichettato come troppo lento, chi come incapace di lavorare in squadra.

Eppure basta osservare una qualsiasi riunione per accorgersi delle differenze: c’è chi decide rapidamente e chi vuole pesare ogni opzione, chi assorbe le informazioni leggendole e chi ha bisogno di sentirle ad alta voce, chi rende al massimo in un ambiente affollato e chi va in sovraccarico dopo venti minuti di stimoli sovrapposti.

Differenze che attraversano ogni gruppo di lavoro e che, se non comprese, producono fatica e fraintendimenti ricorrenti. Il problema viene cercato nelle persone, quasi mai nel modo in cui il lavoro è progettato. Il risultato è che le aziende disperdono proprio quella varietà cognitiva che potrebbe diventare un vantaggio.

«Molte difficoltà che le aziende leggono come problemi di motivazione o di atteggiamento sono in realtà problemi di progettazione: riunioni senza struttura, richieste implicite, sovraccarico informativo, tempi decisionali confusi» commentano Federica Ometti e Barbara Antongiovanni, fondatrici di Mindiversity, progetto di Mindetica srls che aiuta aziende, responsabili HR e team a leggere molte difficoltà quotidiane non come problemi delle persone, ma come problemi di progettazione del lavoro. «Non si dovrebbe chiedere alle persone di adattarsi a un modello unico, ma aiutare le organizzazioni a costruire processi che funzionino per una pluralità di menti»·

Copertina: ND Pride Symbol © 2026 Neurodiversity Foundation | CC-BY 4.0

Ti potrebbe interessare