Gionfriddo (Manpower): «Nell'era dell'AI, il capitale distintivo sarà la capacità di evolvere»

Saper usare un software non basta più. Non basta conoscere una procedura, né padroneggiare uno strumento. In un mercato del lavoro attraversato dall’intelligenza artificiale, la competenza più preziosa rischia di essere anche la più difficile da certificare: la capacità di adattarsi. È questa la qualità che imprese, recruiter e manager cercano sempre più spesso, mentre ruoli e professioni evolvono a una velocità senza precedenti.

È una delle evidenze emerse durante “The Exchange 2026“, l’annual conference di ManpowerGroup dedicata al futuro del lavoro. Secondo la ricerca globale The Human Edge, entro il 2030 il 39% delle competenze richieste dal mercato sarà diverso da oggi e 7 delle 10 skill in più rapida crescita saranno di natura trasversale. Al contempo, sei aziende su dieci prevedono un aumento dell’automazione nei propri processi. Uno scenario che pone una domanda cruciale: cosa succederà alle persone quando parte delle attività verrà svolta da sistemi di AI sempre più autonomi?

I giovani entreranno nel lavoro con aspettative più alte

Per Anna Gionfriddo, amministratrice delegata di ManpowerGroup Italia, l’impatto sui profili junior sarà significativo. «Con l’AI, le attività a basso valore aggiunto e più ripetitive saranno le prime a essere automatizzate; questo spingerà i più giovani a dare un contributo più qualificato sin dall’ingresso nel mondo del lavoro. L’AI agirà come una leva di accelerazione dell’apprendimento e della produttività, consentendo anche a chi ha meno esperienza di raggiungere più rapidamente livelli di autonomia operativa».

Se da un lato la tecnologia può abbattere alcune barriere all’ingresso, quindi, dall’altro alza l’asticella delle aspettative. «Il vero discrimine non sarà l’accesso agli strumenti, ma la capacità di utilizzarli in modo critico e responsabile. Le imprese stanno chiaramente segnalando che alla crescita della domanda di AI literacy si accompagna un rafforzamento delle competenze trasversali, in particolare comunicazione, collaborazione e problem solving» – spiega. In altre parole, saper usare ChatGPT o altri strumenti generativi non sarà sufficiente. La differenza la farà la capacità di porre le domande giuste, interpretare le informazioni e trasformarle in decisioni.

Dai dipartimenti ai team ibridi

L’arrivo degli AI Agent apre una questione ancora più profonda: come cambieranno le organizzazioni? Secondo Gionfriddo, non si tratta di integrare una nuova tecnologia all’interno di modelli esistenti, ma di ripensare in profondità l’architettura organizzativa. I ruoli, infatti, non possono più essere descritti come un elenco statico di attività. «Assistiamo alla nascita di team ibridi, composti da talenti interni, agenti AI e freelance esterni» – spiega. Di fatto, persone e intelligenze artificiali opereranno sempre più in complementarità e non più in compartimenti separati.

Questo cambiamento porta con sé almeno due conseguenze. La prima riguarda la formazione continua. «I dati evidenziano che formazione, upskilling e reskilling rappresentano oggi uno dei principali driver di produttività, insieme all’adozione dell’AI nei processi e nelle attività operative». La seconda riguarda la leadership. «In un contesto di team ibridi, la funzione manageriale evolve da logica di controllo a capacità di orchestrazione: significa guidare, orientare e dare significato, presidiando l’uso etico della tecnologia e garantendo coesione organizzativa» – assicura Gionfriddo.

Cercare lavoro nell’era dell’intelligenza artificiale

Anche il recruiting è destinato a cambiare rapidamente. L’intelligenza artificiale promette di rendere più efficiente il matching tra domanda e offerta di lavoro, migliorando la capacità di individuare opportunità coerenti con il proprio profilo e aiutando i candidati a prepararsi meglio ai processi di selezione. Ma il fattore umano non sparirà. «La selezione diventerà più sofisticata, ma non meno umana» – spiega Gionfriddo.

«In un contesto in cui i ruoli evolvono rapidamente, il focus si sposterà sempre più su potenziale, adattabilità e capacità di apprendimento continuo». Per chi cerca lavoro, quindi, il curriculum racconterà sempre meno ciò che si è fatto e sempre più la capacità di continuare a evolversi. «Il capitale distintivo delle persone sarà la loro capacità di evolvere – osserva -, non solo il patrimonio di competenze già acquisito».

Innovazione e benessere: un binomio strategico

La diffusione dell’intelligenza artificiale viene spesso associata a produttività ed efficienza, molto meno frequentemente viene collegata al benessere delle persone. Eppure, secondo ManpowerGroup, le due dimensioni sono strettamente connesse. «Le leve che sostengono l’innovazione, ovvero formazione e tecnologia, sono le stesse che impattano positivamente sulla qualità dell’esperienza lavorativa» – chiarisce l’Ad. Il punto, perciò, non è solo adottare la tecnologia, ma utilizzarla per riallocare il lavoro verso attività a più alto valore umano. «Questo implica liberare tempo da destinare a creatività, relazione, apprendimento e capacità decisionale» – chiarisce Gionfriddo. Un approccio particolarmente rilevante in un contesto in cui stress e burnout stanno diventando problemi sempre più diffusi: «Mai come adesso, il benessere assume una valenza strategica e diventa una componente essenziale della sostenibilità organizzativa e della capacità competitiva».

Le cinque competenze da insegnare ai giovani

Se il lavoro sta cambiando così rapidamente, anche i sistemi formativi devono interrogarsi su quali competenze sviluppare. Per Gionfriddo il problema non riguarda una singola skill, ma la capacità di combinare competenze tecniche e umane. «La priorità dovrebbe essere rafforzare cinque direttrici fondamentali: consapevolezza digitale, pensiero critico, capacità di lavorare in contesti collaborativi, apprendimento continuo e responsabilità professionale».

L’obiettivo, in definitiva, non è preparare i giovani al primo impiego, ma renderli occupabili nel lungo periodo. «In un mercato caratterizzato da trasformazioni rapide, la competenza decisiva – conclude Gionfriddo – è la capacità di adattarsi e rimanere rilevanti».

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