Il nuovo mondo cerca nuovi leader: Nathalie Rodary, tra management e new age

Sembra oscillare come un pendolo tra teoria del management e new age il saggio “Il nuovo mondo cerca nuovi leader. Trasformare se stessi, la propria impresa, la società”, scritto dall’imprenditrice francese Nathalie Rodary, fondatrice e ispiratrice del movimento Leadership Humaniste. Pienamente immerso nei tempi incerti e inquieti che viviamo, il libro rappresenta uno spaccato delle ansie che animano un pezzo di umanità e di mondo del lavoro: la sensazione di essere alla fine di qualcosa, senza sapere bene che cosa verrà dopo, ma con la coscienza diffusa di un cambiamento necessario a livello individuale e sociale.

La pandemia e il cambiamento climatico, le cui conseguenze negative si fanno sempre più tangibili, sono i due esempi più eclatanti di un mondo in cui le regole che per decenni hanno garantito un (parziale) benessere a una parte di umanità sembrano non funzionare più. Il fenomeno delle grandi dimissioni e il dibattito sulla settimana corta sono sintomi di una ricerca di senso che si diffonde a più livelli.

La risposta di Rodary a queste domande profonde si riassume nel modello di «leadership umanista», che dovrebbe accompagnarci verso un futuro migliore, un «nuovo mondo», attraverso una sorta di «salto quantico» della coscienza, ovvero «il passaggio a un nuovo stato di coscienza superiore, senza bisogno di un punto di riferimento nel vecchio mondo».

Tesi che si traduce nella riscoperta di una vocazione profonda, tanto per le persone quanto per le aziende. «Le aziende che tutti conoscono “a memoria” sono facili da identificare perché emanano un senso di coerenza, di unità e di identità forte (e non identitaria): Apple, Nature & Découvertes (catena francese che propone nei suoi punti vendita una varietà di articoli tutti dedicati o ispirati al mondo della natura, dell’esplorazione e della sostenibilità, ndr) sono tra queste» scrive Rodary. I politici Nelson Mandela e Aung San Suu Kyi, l’ex ministro all’ecologia francese Nicolas Hulot (dimessosi in polemica con Macron) e la stilista Coco Chanel sono alcuni dei “leader umanisti” che l’autrice individua nel passato e nel presente.

Una visione tanto potente quanto a rischio di rimanere vaga nel momento in cui, quando si tratta di proporre soluzioni concrete nell’ambito dell’organizzazione sociale o aziendale, sfocia in un organicismo che immagina una società in cui il conflitto tra interessi e visioni diverse e dialetticamente contrapposte è neutralizzato: «L’equilibrio delle relazioni segna la fine dell’eccessivo sfruttamento delle persone, degli animali e della natura, e fissa le basi del rispetto reciproco – si legge in un passaggio –. Relazioni equilibrate significano la fine della paura, quella paura che ci procura un perenne senso di mancanza che durante tutta la vita cerchiamo di colmare, invano. L’equilibrio delle relazioni segna l’avvento di una società dell’abbondanza, perché la sensazione di mancanza viene a scomparire».

Tesi che, arrivati al dunque dell’applicazione alla politica, fa alzare più di un sopracciglio quando definisce la democrazia «un sistema talmente indebolito che non favorisce lo sviluppo del potenziale della società, né quello degli individui o delle imprese», fino a spingersi a scrivere che «la democrazia è un buon sistema di governo quando il popolo è sano e sufficientemente illuminato. Quando l’oscurità domina, non è più necessariamente il sistema migliore per passare alla luce». Sull’involuzione dei sistemi democratici nati dopo la Seconda guerra mondiale tanto si è scritto, tuttavia alludere con disinvoltura a un governo degli «illuminati», in un’epoca che vede gli autoritarismi crescere in tutto il mondo, lascia perplessi. In definitiva: che succede se un leader umanista sbaglia? E qual è il ruolo della collettività in questo schema?

Temi tutt’altro che semplici, che l’autrice avrà modo di sviscerare il 14 aprile 2023 in occasione della presentazione dell’edizione italiana del libro, curata da Alessandra Veronese ed edita da Post Editori, nell’ambito del Festival città impresa (al Cinema Odeon di Vicenza, Sala Lampertico, alle ore 15). Nathalie Rodary dialogherà con Giordano Agrizzi, imprenditore e fondatore Adhoc Group, Alessandra Veronese, consulente, mental coach e trainer per la nuova generazione di leader, moderati da Roberto Fioretto, responsabile comunicazione Fondazione Cariparo, counselor e conduttore del podcast LeadEretici.

Il nuovo mondo cerca nuovi leader di Nathalie Rodary

Nella foto: Nathalie Rodary, da http://www.festivalcittaimpresa.it

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