L'AI è usata dal 44% dei lavoratori italiani e fa risparmiare loro mezz'ora al giorno

L’intelligenza artificiale viene utilizzata dal 44% dei lavoratori italiani, un dato in crescita di 12 punti rispetto alla rilevazione di un anno fa. A dirlo è una ricerca dell’Osservatorio HR Innovation del Politecnico di Milano realizzata in collaborazione con Ipsos Doxa e pubblicata nel maggio 2026. In media, secondo l’indagine, i lavoratori ne ottengono un risparmio di 30 minuti al giorno.

Oltre al “quanto”, l’Osservatorio ha indagato anche il “come” l’AI viene attualmente sfruttata: emerge come l’uso prevalente sia per svolgere operazioni standard o come assistente per compiti ripetitivi, e molto meno come strumento strategico per svolgere nuove attività. Inoltre, solo il 9% delle organizzazioni gestisce in modo strutturato e coordinato il tempo guadagnato dai lavoratori, con il rischio di disperderlo in compiti marginali anziché investirlo in attività ad alto valore come la formazione o lo sviluppo di nuove linee di business. Insomma, secondo l’indagine l’innovazione corre più veloce rispetto alla capacità organizzativa di assorbirla. Prevale un utilizzo per così dire “spontaneo” dell’AI: il 34% dei dipendenti usa strumenti non promossi dalla propria organizzazione e ben il 51% affianca le soluzioni aziendali con strumenti esterni, con rischi di sicurezza su dati e privacy.

Quali conseguenze sta avendo questa nuova tecnologia sul mercato del lavoro? Secondo l’osservatorio del Polimi non si registra a livello sistemico un aumento della disoccupazione causata dall’IA, tuttavia si osserva una tendenza alla crescita dei profili entry level (in aumento nel 12% delle aziende e in calo nel 5%) e una flessione al contrario degli over 50 (in calo nel 6%, senza segnali di crescita). Si tratterebbe di un segnale in controtendenza rispetto al mercato degli Stati uniti, dove l’avanzamento dell’AI invece sta determinando una riduzione dei ruoli junior, con mansioni facilmente automatizzabili, a favore di un aumento dei senior. Quella della scomparsa o forte riduzione del numero di “profili junior” assunti dalle aziende è una delle principali preoccupazioni espresse dai giovani rispetto all’AI, come ha rilevato la recente indagine Workmonitor Randstad.

In Italia, rileva infine la ricerca, solo il 49% delle imprese sa di dover riallocare o riqualificare almeno il 5% della propria forza lavoro nel breve-medio termine e solo il 15% dichiara di disporre delle competenze adeguate a far evolvere ruoli e competenze.

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